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	<title>Drink a Drink &#187; temperatura</title>
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		<title>Come classificare (e scegliere) i cocktail</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 20:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sbrana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//tipi-cocktail.jpg" alt="tipi di cocktail" /></p>
<p>Ogni cocktail ha un suo perché: profumi, gusti e colori sono il risultato di particolari combinazioni di ingredienti, tra loro uniti in modo <span style="text-decoration: underline;">unico</span>, basti pensare che è sufficiente <strong>miscelare</strong> anziché <strong>shakerare</strong> per dare al drink un gusto profondamente diverso. Nonostante queste particolari varianti in gioco, è possibile seguire dei criteri che ci potranno aiutare nella classificazione e nella <strong>scelta del cocktail</strong>.</p>
<p><span id="more-340"></span></p>
<p>Una prima <strong>classificazione dei cocktail</strong> può essere fatta in funzione della capacità in termini di <strong>contenuto alcolico</strong>.<br />
Avremo così i <strong>Long Drink</strong>, con una capacità che va da 13 a 20 cl con parte analcolica che prevale su quella alcolica, i <strong>Medium Drink</strong>, da 10 a 13 cl e parte alcolica prevalente su quella analcolica, e infine gli <strong>Short Drink</strong>, con una capacità fino a 7 cl e spesso caratterizzati dalla presenza della sola parte alcolica.</p>
<p>Un&#8217;altra metodologia per <strong>classificare i cocktail</strong> è rispondente alle <strong>fasce orarie</strong> in cui viene consumato.<br />
Avremo quindi i <strong>Pre Dinner</strong>, ovvero drink adatti a stimolare l&#8217;appetito, tipici dunque da aperitivo: cocktail secchi o effervescenti con retrogusto amaro, la cui gradazione alcolica può comunque variare sensibilemnte in funzione dell&#8217;impiego di distillati o spumanti per la loro preparazione.<br />
Gli <strong>After Dinner</strong> hanno spesso funzione digestiva: bevande concepite come finale <em>morido</em> di un pasto o comunque come drink serale. Generalmente sono a base di distillati invecchiati, uniti a liquori o creme, panna o caffé.<br />
Gli <strong>Anytime</strong> sono invece dei long drink dissetanti che ben si adattano ad essere bevuti ad ogni ora, solitamente a basso contenuto alcolico, che ben si prestano ad essere decorati in maniera fantasiosa, con frutta o altro.</p>
<p>Un altro criterio in base al quale possiamo <strong>classificare i cocktail</strong> è rappresentato dalla <strong>metodologia di preparazione o di presentazione</strong>.<br />
Ad esempio avremo gli <strong>Sparkling</strong>, a base di spumante o champagne, o i <strong>Dark Drink</strong>, a base di caffé.<br />
In base al criterio più correlato alla presentazione del cocktail, possiamo parlare di <strong>Exotic</strong>, ovvero i cocktail preparati direttamente nel frutto (ne abbiamo parlato in occasione dei <a title="exotic at home" href="http://www.drinkadrink.com/come-preparare-un-aperitivo-a-casa-appetizer-at-home-last-side-the-drinks/">cocktail da preparare a casa</a>) o di <strong>Crusta</strong>, cocktail serviti con il bordo del bicchiere brinato.<br />
Per rimanere più fedeli ad una classificazione dei cocktail in funzione della loro preparazione, possiamo parlare di <strong>Shake &amp; Strain</strong> nel caso di drink preparati nello shaker e filtrati nel bicchiere, di <strong>Mix &amp; Pour</strong> per i preparati nel mixing glass e poi versati nel bicchiere con ghiaccio, o di <strong>Stir &amp; Strain</strong> nel caso di cocktail preparati anch&#8217;essi nel mixing glass, stavolta con ghiaccio, e successivamente filtrati nel bicchiere raffreddato. I <strong>Frozen</strong> sono invece quei cocktail preparati con il blender, dove vengono frullati con ghiaccio e successivamente versati nel bicchiere.</p>
<p>Altre <strong>classificazioni dei cocktail</strong> possono essere fatte in funzione della <strong>temperatura</strong> e della loro <strong>struttura</strong>.<br />
Nonostante i cocktail siano di norma serviti freddi, esistono comunque gli <strong>Hot Drink</strong> che invece devono essere serviti caldi, come i <em>Grog</em> o i <em>Punch</em>, bevanda della quale abbiamo già parlato con <a title="il punch del caffé la perla" href="http://www.drinkadrink.com/una-chiaccherata-su-locali-dove-bere-e-cocktail-con-manuele-e-fabio-gelsi/">Fabio Gelsi</a>.<br />
La classificazione in funzione della struttura è forse quella più comune: spesso ci viene proposta dal barman quando gli chiediamo il classico &#8220;aperitivo della casa&#8221;; in base agli ingredienti e alla quantità di zuccheri avremo infatti cocktail molto secchi, secchi, morbidi o dolci.</p>
<p>Detto questo, se volete bervi un <a title="come preparare un negroni" href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-negroni/">Negroni</a> come Pre Dinner o la quantità del vostro Jack Daniel&#8217;s mattutino supera di gran lunga i 7 cl, vi assicuro che i fondatori di <strong>Drink a Drink</strong> non si scandalizzeranno. Affatto.</p>
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