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	<title>Drink a Drink &#187; ghiaccio</title>
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		<title>Poco ghiaccio, please!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 08:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Soragni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agli addetti ai lavori viene sempre un sorriso malinconico al sentirsi dire questa frase alla richiesta di un cocktail, nell&#8217;immaginario del barman professionista, l’immagine chiara di due cubetti di ghiaccio che nuotano nel Gin Tonic stile libero, sciogliendosi velocemente mentre la fettina di limone stile rana che sguazza attorno alle cannucce. Quando si parla del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-976" title="cocktail ghiaccio" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content/uploads/2011/09/cocktail-ghiaccio.jpg" alt="ghiaccio cocktail" width="420" height="130" />Agli addetti ai lavori viene sempre un sorriso malinconico al sentirsi dire questa frase alla richiesta di un <a title="Cocktail: Ricette e Consigli" href="http://www.mixstory.it/cocktails/cocktails-iba">cocktail</a>, nell&#8217;immaginario del barman professionista, l’immagine chiara di due cubetti di ghiaccio che nuotano nel Gin Tonic stile libero, sciogliendosi velocemente mentre la fettina di limone stile rana che sguazza attorno alle cannucce.<br />
Quando si parla del <strong>ghiaccio nei cocktail</strong>, vi sono due differenze sostanziali tra chi li shakera con diligenza e chi li beve sempre con titubanza di essere ingannato dal barista di turno.<span id="more-971"></span></p>
<p>In effetti spesso mi ritrovo a bere in compagnia di <em>non addetti ai lavori</em> e ad ogni occasione viene espressa la stessa idea <span style="text-decoration: underline;">completamente errata</span> che più ghiaccio inserisce un barman nel mio drink meno liquido o alcool ottengo, e di conseguenza posso bere.</p>
<p>Tento di spiegare alcuni concetti, che sono intrascendibili da entrambi le parti per poter fare/bere <strong>un drink di qualità</strong>.<br />
Per semplificare la spiegazione ricorro sempre a questo esempio che, con soddisfazione, fa cambiare per lo meno il punto di vista, altamente negativo, sul ghiaccio ai miei clienti.</p>
<p>Immagina di avere un bicchiere di grossa capienza e di versarci una Coca Cola a temperatura ambiente. Poi aggiungi due cubetti di ghiaccio. Aspetta trenta secondi e poi bevi&#8230; che cosa hai bevuto? La risposta è unanime. <strong>Una Coca Cola annacquata</strong>!</p>
<p>Nessun dubbio? Immagina ora di colmare lo stesso bicchiere di ghiaccio cristallino e poi di versarci una Coca Cola. Aspetta 30 secondi e poi bevi&#8230; che cosa stai bevendo? Molti risponderebbero <strong>una Coca Cola fredda</strong>!<br />
E dopo 3 minuti?&#8230; <strong>una Coca ghiacciata</strong>&#8230; e dopo 5&#8230; lo stesso, probabilmente.</p>
<p>Riassumendo, sostituiamo il nome &#8220;Coca Cola&#8221; con il nostro cocktail preferito: ti piace il <a title="ricetta cuba libre" href="http://www.drinkadrink.com/cuba-libre/">Cuba Libre</a>? Preferisci un gusto più secco come il <a title="ricetta gin tonic" href="http://www.drinkadrink.com/gin-tonic-cocktail/">Gin Tonic</a>, o semplicemente ti stai preparando alla cena con un bell&#8217;aperitivo e ordini il tuo tanto desiderato <a title="ricetta americano" href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-americano/">Americano</a>?</p>
<p>A voi la scelta se berlo <em><strong>ghiacciato</strong></em> o <em><strong>annacquato</strong></em>!</p>
<p>P.S.: è idea sbagliata pensare che il ghiaccio vada sostituito con alcool nella preparazione del cocktail o drink. Le dosi e misure rimangono invariate, si tratti di preparalo con un cubetto o con venti.</p>
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		<title>Come classificare (e scegliere) i cocktail</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 20:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sbrana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni cocktail ha un suo perché: profumi, gusti e colori sono il risultato di particolari combinazioni di ingredienti, tra loro uniti in modo unico, basti pensare che è sufficiente miscelare anziché shakerare per dare al drink un gusto profondamente diverso. Nonostante queste particolari varianti in gioco, è possibile seguire dei criteri che ci potranno aiutare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//tipi-cocktail.jpg" alt="tipi di cocktail" /></p>
<p>Ogni cocktail ha un suo perché: profumi, gusti e colori sono il risultato di particolari combinazioni di ingredienti, tra loro uniti in modo <span style="text-decoration: underline;">unico</span>, basti pensare che è sufficiente <strong>miscelare</strong> anziché <strong>shakerare</strong> per dare al drink un gusto profondamente diverso. Nonostante queste particolari varianti in gioco, è possibile seguire dei criteri che ci potranno aiutare nella classificazione e nella <strong>scelta del cocktail</strong>.</p>
<p><span id="more-340"></span></p>
<p>Una prima <strong>classificazione dei cocktail</strong> può essere fatta in funzione della capacità in termini di <strong>contenuto alcolico</strong>.<br />
Avremo così i <strong>Long Drink</strong>, con una capacità che va da 13 a 20 cl con parte analcolica che prevale su quella alcolica, i <strong>Medium Drink</strong>, da 10 a 13 cl e parte alcolica prevalente su quella analcolica, e infine gli <strong>Short Drink</strong>, con una capacità fino a 7 cl e spesso caratterizzati dalla presenza della sola parte alcolica.</p>
<p>Un&#8217;altra metodologia per <strong>classificare i cocktail</strong> è rispondente alle <strong>fasce orarie</strong> in cui viene consumato.<br />
Avremo quindi i <strong>Pre Dinner</strong>, ovvero drink adatti a stimolare l&#8217;appetito, tipici dunque da aperitivo: cocktail secchi o effervescenti con retrogusto amaro, la cui gradazione alcolica può comunque variare sensibilemnte in funzione dell&#8217;impiego di distillati o spumanti per la loro preparazione.<br />
Gli <strong>After Dinner</strong> hanno spesso funzione digestiva: bevande concepite come finale <em>morido</em> di un pasto o comunque come drink serale. Generalmente sono a base di distillati invecchiati, uniti a liquori o creme, panna o caffé.<br />
Gli <strong>Anytime</strong> sono invece dei long drink dissetanti che ben si adattano ad essere bevuti ad ogni ora, solitamente a basso contenuto alcolico, che ben si prestano ad essere decorati in maniera fantasiosa, con frutta o altro.</p>
<p>Un altro criterio in base al quale possiamo <strong>classificare i cocktail</strong> è rappresentato dalla <strong>metodologia di preparazione o di presentazione</strong>.<br />
Ad esempio avremo gli <strong>Sparkling</strong>, a base di spumante o champagne, o i <strong>Dark Drink</strong>, a base di caffé.<br />
In base al criterio più correlato alla presentazione del cocktail, possiamo parlare di <strong>Exotic</strong>, ovvero i cocktail preparati direttamente nel frutto (ne abbiamo parlato in occasione dei <a title="exotic at home" href="http://www.drinkadrink.com/come-preparare-un-aperitivo-a-casa-appetizer-at-home-last-side-the-drinks/">cocktail da preparare a casa</a>) o di <strong>Crusta</strong>, cocktail serviti con il bordo del bicchiere brinato.<br />
Per rimanere più fedeli ad una classificazione dei cocktail in funzione della loro preparazione, possiamo parlare di <strong>Shake &amp; Strain</strong> nel caso di drink preparati nello shaker e filtrati nel bicchiere, di <strong>Mix &amp; Pour</strong> per i preparati nel mixing glass e poi versati nel bicchiere con ghiaccio, o di <strong>Stir &amp; Strain</strong> nel caso di cocktail preparati anch&#8217;essi nel mixing glass, stavolta con ghiaccio, e successivamente filtrati nel bicchiere raffreddato. I <strong>Frozen</strong> sono invece quei cocktail preparati con il blender, dove vengono frullati con ghiaccio e successivamente versati nel bicchiere.</p>
<p>Altre <strong>classificazioni dei cocktail</strong> possono essere fatte in funzione della <strong>temperatura</strong> e della loro <strong>struttura</strong>.<br />
Nonostante i cocktail siano di norma serviti freddi, esistono comunque gli <strong>Hot Drink</strong> che invece devono essere serviti caldi, come i <em>Grog</em> o i <em>Punch</em>, bevanda della quale abbiamo già parlato con <a title="il punch del caffé la perla" href="http://www.drinkadrink.com/una-chiaccherata-su-locali-dove-bere-e-cocktail-con-manuele-e-fabio-gelsi/">Fabio Gelsi</a>.<br />
La classificazione in funzione della struttura è forse quella più comune: spesso ci viene proposta dal barman quando gli chiediamo il classico &#8220;aperitivo della casa&#8221;; in base agli ingredienti e alla quantità di zuccheri avremo infatti cocktail molto secchi, secchi, morbidi o dolci.</p>
<p>Detto questo, se volete bervi un <a title="come preparare un negroni" href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-negroni/">Negroni</a> come Pre Dinner o la quantità del vostro Jack Daniel&#8217;s mattutino supera di gran lunga i 7 cl, vi assicuro che i fondatori di <strong>Drink a Drink</strong> non si scandalizzeranno. Affatto.</p>
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