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Poco ghiaccio, please!!!

Poco ghiaccio, please!!!

Agli addetti ai lavori viene sempre un sorriso malinconico al sentirsi dire questa frase alla richiesta di un cocktail, nell’immaginario del barman professionista, l’immagine chiara di due cubetti di ghiaccio che nuotano nel Gin Tonic stile libero, sciogliendosi velocemente mentre la fettina di limone stile rana che sguazza attorno alle cannucce.
Quando si parla del ghiaccio nei cocktail, vi sono due differenze sostanziali tra chi li shakera con diligenza e chi li beve sempre con titubanza di essere ingannato dal barista di turno.

In effetti spesso mi ritrovo a bere in compagnia di non addetti ai lavori e ad ogni occasione viene espressa la stessa idea completamente errata che più ghiaccio inserisce un barman nel mio drink meno liquido o alcool ottengo, e di conseguenza posso bere.

Tento di spiegare alcuni concetti, che sono intrascendibili da entrambi le parti per poter fare/bere un drink di qualità.
Per semplificare la spiegazione ricorro sempre a questo esempio che, con soddisfazione, fa cambiare per lo meno il punto di vista, altamente negativo, sul ghiaccio ai miei clienti.

Immagina di avere un bicchiere di grossa capienza e di versarci una Coca Cola a temperatura ambiente. Poi aggiungi due cubetti di ghiaccio. Aspetta trenta secondi e poi bevi… che cosa hai bevuto? La risposta è unanime. Una Coca Cola annacquata!

Nessun dubbio? Immagina ora di colmare lo stesso bicchiere di ghiaccio cristallino e poi di versarci una Coca Cola. Aspetta 30 secondi e poi bevi… che cosa stai bevendo? Molti risponderebbero una Coca Cola fredda!
E dopo 3 minuti?… una Coca ghiacciata… e dopo 5… lo stesso, probabilmente.

Riassumendo, sostituiamo il nome “Coca Cola” con il nostro cocktail preferito: ti piace il Cuba Libre? Preferisci un gusto più secco come il Gin Tonic, o semplicemente ti stai preparando alla cena con un bell’aperitivo e ordini il tuo tanto desiderato Americano?

A voi la scelta se berlo ghiacciato o annacquato!

P.S. È idea sbagliata pensare che il ghiaccio vada sostituito con alcool nella preparazione del cocktail o drink. Le dosi e misure rimangono invariate, si tratti di preparalo con un cubetto o con venti.

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8 commenti a “Poco ghiaccio, please!!!

mah says:

RI cocktail costano ancor oggi uno sproposito, punto.
Prezzi ereditati da epoche in cui una bottiglia di superalcolico che non fosse una grappa paesana era una specialità esotica e, appunto, costosa.
Oggi il mezzo dito di liquore che costa tanto meno di un buon vino, seppure rielaborato a mano con altri particolarissimi ingredienti (anch’essi comunque tanto più reperibili che in passato, da un lime a un’angostura) comunque sempre insieme a tanta diluzione (che in sé ci starebbe, sarebbe “la sua”, il concetto stesso di drink) e camionate di ghiaccio anche quando non si è in riva all’oceano ma a un banco in giacca invernale addosso: per un costo di produzione finale insomma che non può affatto ormai giustificare: giustificare un’operazione che non ha nel tempo reso nulla di veramente interessante più a nessuno: la gente beve cisterne di birrazze industriali e “spritz” (una sorta di cocktail senza componente superalcolico) solo perché alla fin fine il prezzo al decilitro di quel bicchiere è …gestibile! umano! La civiltà del drink è stata annichilita da affarismi d’accatto, ripeto: che alla lunga hanno scoraggiato depauperato il banco, un po’ come il ricarico assurdo sul cibo ai ristoranti per cui vedi mo’ che prosperano dai panini bruschette pizzerie cineserie e ora kebappari e cinosushi chissà perché (cioè la gente che esce la sera è quella, disponibile a spendere mediamente quel tanto, sto parlando delle masse, i grandi numeri, e voi ai banchi con i cocktail e alle tavole col cuoco tutti a due-tre volte quello che sarebbe potuto essere un prezzo …comprensibile! ve li siete fumati, ci avete sfiniti, solo per la vostra avidità, vi ha salvato solo la crescita numerica della popolazione, ma che avete contribuito a decerebrare, tirandovela tanto, anzi solo tirando i prezzi a quel modo, punto: aprendo la porta alle grandi catene di prodotti replicanti idioti, però, semplicemente, più …acquistabili!!). I vostri ricarichi assurdi hanno rovinato la vostra stessa ragion d’essere, vi siete autoannientati: un simpatico drink come un sano primo-secondo-contorno siete riusciti a renderli roba da “serata particolare”, mentre il mainstream delle serate svalanga i soldi, quelli tanti, a quel paio di marche di “cola” e di “lager” da un cent al litro alla produzione.

zivoli vincenzo says:

Mi chiamo Vincenzo, Barman domestico occasionale solo per passione, un cordiale saluto a Voi tutti dello Staff di “DrinkaDrink”, la cosa perfetta è che il Barman abbia come cliente una persona intelligente che desideri bere senza cercare alcuna sfida, un Barman non dovrà mai grattarsi la testa o mettersi le dita nel naso e qui non ci piove, le leggi della fisica sono alla base di tutto e bisogna conoscerle come quando attendiamo che la minestra bollente servita nel piatto non ci bruci il palato, molto ghiaccio, poco ghiaccio, il bicchiere pieno di ghiaccio, solo tre cubetti, tutto va raffreddato così anche gli attrezzi, vogliamo tener conto si o no della temperatura ambiente?
Ci troviamo al Bar sulla spiaggia oppure in un locale climatizzato? Tutto verrebbe alla perfezione se il banco bar fosse all’interno di una cella frigorifera col cliente ben protetto come uno sciatore, il vero nemico è il ghiaccio, ha la vita di un fulmine, le leggi della fisica sono inesorabili, la professionalità del Barman non dev’essere attaccata dagli stolti, la perfezione del cocktail è effimera e va gustata rapidamente prima che la diluizione causata dallo scioglimento del ghiaccio faccia sollevare inutili e sterili critiche che non dovranno mai scalfire il perfetto operato di chi lavora con serietà al servizio del Cliente.
Diamo il giudizio con garbo immediatamente dopo l’esser serviti! Dopo qualche secondo inizia subito l’annaquamento, ce lo dice la legge della fisica!
Cordiali saluti a Voi tutti. Vincenzo

vincenzo says:

Per dare inizio a qualsiasi parola di comunicazione ci vuole il doveroso saluto come il Barman che accoglie il Cliente, quindi:
Gentile Staff Drink a Drink buongiorno a Voi tutti, mi chiamo Vincenzo, ho la grande fortuna di avere un grande amico Barman A.I.B.E.S. di nome Andrea, la signorilità è il suo impeccabile stile che ha circumnavigato la Terra con le rotte atlantiche durante gli anni del grande benessere.
Per quanto riguarda il mio commento al post, il ghiaccio l’ho usato professionalmente per anni come infermiere ma da anni mi son dedicato per farmi piacere nell’avvicinarmi all’arte del Barman per passione, quindi tanto o poco ghiaccio?
L’importante è rispettare le dosi dei prodotti alcoolici e non quanto l’eliminazione dell’acqua di naturale scioglimento del ghiaccio, diamo pure la responsabilità al Cliente per la quantità del ghiaccio, il prodotto finito va bevuto in un tempo ragionevole per non farlo annacquare troppo, quando il bicchiere oltrepassa la linea di preparazione tutta la responsabilità del buon bere passa al Cliente, quando si riceve in mano un cono gelato artigianale bisogna leccarlo alla svelta, altrimenti si squaglia e la colpa rimane tutta nostra, l’unico rimedio è quello di farci rinchiudere col gelato in mano in una capiente cella frigorifera!
Il nemico subdolo è proprio il ghiaccio, è come il pupazzo di neve, dura poco ed allora beviamo con stile non dimenticandoci di rivolgere sempre un apprezzamento al Barman che ha utilizzato la sua arte per la gioia del nostro palato.
Auguri a Voi tutti. Vincenzo zivoli

Migna says:

Sentii dire una volta che il ghiaccio per il barman è come il fuoco per lo chef. Nessuna informazione al riguardo mi sembra più azzeccata. Quello del barista è un mestiere sacro: è opportuno che questa società gli tributi il dovuto rispetto. A cominciare dai gestori, che potrebbero assumere più spesso dietro al bancone qualcuno che i cocktail li sappia davvero fare. Per finire con i clienti: invece di lamentarsi del troppo ghiaccio dovrebbero cominciare a reclamare cocktail decenti. Su un’altra questione sollevata son d’accordo: devo proprio andare all’Hotel Savoy a spendere 15 € per bere un drink come si deve?! Perché negli 8 € che spendo di solito spesso non è compresa la qualità?

ivogallo says:

corretto è scegliere il bicchiere giusto che riesca, colmo di ghiaccio, a contenere la dose standard del drink…c’è purtroppo chi rovina il mercato non rispettando poche e semplici regole che altrimenti, step by step, educherebbero anche i più diffidenti

lulo says:

Io ragazzi faccio il barman da anni nei locali e vi posso garantire che sentire sempre le frasi: mi tiri via un po di ghiaccio e fammelo peso non le sopporto.
Ok, posso anche metterci meno ghiaccio ma la q’tà d’alcool è sempre quella, se mai per un gin tonic metto sempre lo stesso gin, ma per riempire il bicchiere ti metto più tonica che dopo “ammazza” il gin.
Risultato: cocktail che sembra “leggero” quindi poco gradito.
Sono d’accordo che i prezzi sono esagerati, ma la gente dovrebbe capire che i prezzi non li fanno i barman, ma i gestori, se mai prendetevela con loro, noi facciamo solo il nostro lavoro!!!!!!

Domenico says:

Per Andrea: in realtà la quantità di cocktail è standard ed è 8 cl, mentre i bicchieri hanno una capienza molto maggiore.

Andrea says:

Allora però dovrebbero evitare di farli pagare un sacco di soldi..Dato che effettivamente la quantità di cocktail bevuta è inferiore al livello del bicchiere..

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