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Intervista a Ursula Chioma

Intervista a Ursula Chioma

Autori e lettori di drinkadrink hanno una cosa in comune: la ricerca di quella misteriosa magia che trasforma semplici liquori, succhi e distillati in un prodigio del gusto che si chiama “cocktail”. Ci aiutano in questa ricerca i veri “stregoni” del mondo del bere miscelato, e cioè i barman. Abbiamo sottoposto le nostre 10 domande a Ursula Chioma, bartender al prestigioso Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo e miglior barman dell’anno alla 59ima edizione del Concorso Nazionale AIBES. Eccovi le sue risposte:

 

  • ursula-chioma-021Raccontaci qualcosa di te e della tua professione.

Intraprendere la professione di bartender sicuramente non era ciò che la mia famiglia aveva progettato per me: essendo figlia di commercialista, il percorso che mi attendeva avrebbe previsto studi universitari nell’intento di seguire le orme paterne. L’impatto con il bar è stato più o meno casuale: essendo nativa di un posto prettamente turistico, mi trovai una estate durante la pausa scolastica a fare la mia prima stagione dietro ad un bancone, e subito fu colpo di fulmine, tanto che mi tuffai immediatamente nella ricerca di tutto ciò che fosse relativo al bar, ai prodotti e ai drink, aiutata da una grande passione per lo studio nonché dal motto di cercare di fare sempre tutte le cose al meglio delle proprie possibilità, con il massimo impegno.
Da qui in poi il percorso si è ben definito subito dopo il corso AIBES a 20 anni e conseguentemente dall’ingresso in associazione.

 

  • Il cliente ideale al tuo bancone ordina un…

Il cliente ideale a mio avviso è colui che interagisce con il bartender a prescindere da ciò che richieda, una persona con la quale si possa intraprendere una piacevole conversazione sia essa generica o relativa all’ambito merceologico. Naturalmente tra le più gradite richieste da parte dei miei ospiti non potrei non annoverare Martini cocktail all’aperitivo e Cognac da meditazione come after dinner.

 

  • E quando ci sei tu dall’altra parte del bancone cosa ordini?

Nelle mie richieste sono molto volubile, in relazione al momento della giornata in cui mi trovo a bere un drink, dalla situazione e dall’atmosfera che si crea.
Tra i miei drink preferiti all’aperitivo potrei elencare l’Americano, il Pimm’s n° 1, e… perché no? anche un Virgin Mary (very spicy); nei locali notturni prediligo Screwdriver, mentre un classico al quale non posso rinunciare dopo una cena importante è sicuramente un Cognac.

 

  • Tradizione o innovazione?

Senza dubbio un adeguato connubio tra le due. Non potrei immaginare alla rinuncia del classico per dar spazio alla tendenza; l’apogeo consiste nel riuscire a creare un consono ed entusiasmante mix tra tradizione ed innovazione. Proprio ultimamente ho visitato un locale che rispecchia alla perfezione quanto sopra: il Connaught di Londra ed è stato un vero piacere passare del tempo al banco per assaporare appieno quella bellissima atmosfera.

 

  • Da cosa si riconosce un bravo barman?

Un bravo barman è inconfondibile ed individuabile dal primo momento in cui si entra in un locale. Un rapido sguardo all’ambiente circostante è sufficiente per avvertire la sua presenza, il suo carisma nel modo di porsi, di salutare e di sorridere ai clienti che trasmettono immediatamente la sensazione di essere in presenza di un ottimo “padrone di casa” pronto ad accogliere nel miglior modo i suoi ospiti e a soddisfare le loro esigenze e necessità.

 

 

  • Che cosa non può assolutamente mancare in un cocktail bar che si rispetti?

Professionalità, competenza, cordialità, affabilità, cortesia sono solo alcuni, ma tra i più essenziali aspetti che non possono mancare per trovarsi in un cocktail bar che si rispetti, a prescindere dalla gamma dei prodotti offerti o dall’arredamento. Sono le persone e quindi i bartender nonché i clienti stessi che determinano il successo di un locale.

 

  • Che ne pensi del recente inasprimento delle pene per la guida in stato d’ebbrezza?

Piuttosto che abbassare ulteriormente il limite legale di presenza di alcool nel sangue (decisione che comunque mi trova d’accordo), credo che dovrebbero essere fornite delle soluzioni atte a disincentivare e scoraggiare la guida in stato di ebrezza: le persone continuano comunque a mettersi alla guida nonostante la consapevolezza dei rischi che possono arrecare sia verso se stessi che verso gli altri, per nulla preoccupati degli innumerevoli controlli che vengono effettuati dalle forze dell’ordine.
Sorge una necessità di avere delle soluzioni efficaci che permettano ai clienti di non negarsi il piacere di un drink, e al bartender di continuare a dilettare i propri ospiti con le sue realizzazioni.
In Italia purtroppo non c’è ancora la coscienza del guidatore designato, responsabilità che si dovrebbe incoraggiare nel cliente, tanto meno si riesce ad avere la presenza di un adeguato numero e di svariate tipologie di servizi di trasporto, che dovrebbero applicare senza alcun dubbio prezzi accessibili (pensiamo al costo di una corsa in taxi…).

 

  • Un aneddoto che ti è capitato al bancone.

Ricordo con piacere una bella sfida che mi lanciarono alcuni clienti dell’hotel: avere un martini cocktail diverso dai classici ed innovativo ogni sera… Fu creato di tutto nel corso delle loro visite, ma rimasero piacevolmente sorpresi e si dichiararono sconfitti quando infine fu proposto loro un Mountain Martini, con essenza di pino… a tutt’oggi è uno dei Martini che propongo con piacere qui a Cortina.

 

  • Il più bel locale dovursula-chioma-01e sei stata.

Il Raffles di Singapore, e in particolare il Long Bar è un locale che sicuramente rimarrà nel mio ricordo come uno dei più bei posti visitati, per l’atmosfera, la tradizione che lega il bar ad uno dei drink più conosciuti, nonché per la professionalità e la cortesia dei bartender. Singapore è una tra le mie mete preferite e posso dire che offre una grandissima varietà di locali e hotel ad alto livello di competenza e professionalità, grazie anche a delle ottime scuole di formazione.

 

  • Un consiglio per chi vuole trasformare il proprio salotto in un perfetto cocktail bar.

Pochi prodotti ma essenziali, come ad esempio Gin, Vodka, Cognac, Whisky, senza dubbio un bitter e un vermouth, e naturalmente lasciare tanto spazio alla fantasia utilizzando ingredienti presenti in cucina come frutta fresca per ottenere succhi per la miscelazione, o per proporre degli interessanti appetizers in accompagnamento. Essenziale non tralasciare di avere sempre a disposizione del ghiaccio per non trovarsi impreparati e sprovvisti, e non farsi mancare tra l’attrezzatura uno shaker e un mixing glass. A questo punto non resta altro che creare!!!

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7 commenti a “Intervista a Ursula Chioma

Enrico poggi m. Simone says:

Complimenti sei bravissima e spero che lo diventi anche a golf, sport al quale ti stai avvicinando . Lo meriti

pajarito says:

piooooo pioooo

jamba says:

d’accordissimo con corto: ci vuole una ricetta!!!

donaldcafe says:

sei stata perfetta complimenti

deni says:

sei grande

corto says:

Salve a tutti……….

Come mai non c’è una ricette di sua creazione?

Qualcuno pretenziosamente …..avrebbe arguito qualcosa

in più ……bye

Max says:

Bravissima !

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