Intervista a Francesco Cione (seconda parte)
dic 19th, 2008 by Davide Morena
La seconda parte dell’intervista a Francesco Cione, vincitore del premio Angelo Zola ai campionati AIBES 2008.
Riprendiamo da dove eravamo rimasti…
- Che cosa non può assolutamente mancare in un cocktail bar che si rispetti?
Un personaggio dietro il banco che sappia sfruttare al meglio quelle che sono le potenzialità del locale in questione. Non serve avere distillati di altissima gamma o work stations attrezzate se il bartender si limita a creare quel poco che la clientela richiede senza proposte…
Conosco colleghi che a fatica riescono ad avere i prodotti necessari per lavorare, ma quelle poche bottiglie che hanno sanno farle “girare” alla grande (e non sto parlando di flairtending).
- Che ne pensi del recente inasprimento delle pene per la guida in stato d’ebbrezza?
Dopo le esperienze professionali all’estero per me questo non è altro che il semplice adeguarsi a ciò che gli altri paesi già da anni fanno. Il bere deve essere un piacere, un momento di rilassamento, non un must di divertimento ed euforia senza limiti.
E’ anche vero che purtroppo l’alcool, oltre ai diversi benefici che comunque può dare all’organismo non solo a livello sensoriale, ha contro dalla sua l’alterazione delle sensazioni e delle percezioni, che devono necessariamente, dopo una certa soglia, portare consapevolmente il consumatore a sapersi limitare e sopratutto ad evitare azioni come quelle di mettersi alla guida, che del resto non dovremmo fare nemmeno in condizioni di stanchezza, ovvero quando il nostro organismo non riesce a reagire al 100 per 100 alle diverse evenienze che possono capitare.
- Un aneddoto che ti è capitato al bancone.
Quando lavoravo in un cocktail bar molto affollato sul lago Maggiore, qualche anno fa, un sabato sera in piena calca al banco si presentarono due clienti, ed uno mi chiese un Vodka Martini. Nonostante fossi molto preso dalle diverse “calling order”, trovai l’istante necessario per chiedergli se lo preferiva con oliva o twist di limone; questi mi rispose che era stupito di essere riuscito a trovare in un locale cosi “alla moda” qualcuno che avesse inteso di cosa stesse parlando…
Purtroppo oggi c’è troppa improvvisazione dietro il banco, non basta un semplice diplomino per farsi chiamare “bartender”.
- Il più bel locale dove sei stato.
Proprio all’ultimo concorso Nazionale AIBES, a Sanremo, abbiamo avuto il piacere di essere ospitati al Victory Morgana Bay, nei pressi del porto turistico, un locale strutturalmente eccezionale, con addirittura la cupola sovrastante la sala bar che si apriva per dare modo, in quell’occasione, di lasciar volare in cielo dei palloncini…
In Europa invece, per quel poco che ho avuto la fortuna di girare, penso che il The Bar del Dorchester Hotel di Londra sia ancora il più bel locale dove abbia avuto la fortuna di bermi un ottimo drink.
- Un consiglio per chi vuole trasformare il proprio salotto in un perfetto cocktail bar.
Pochi prodotti, ma consapevolezza in ciò che si sta facendo, pensando che gran parte delle spezie o della frutta presente normalmente in cucina può diventare un ingrediente chiave per un grande drink da offrire ad un ospite… magari anche seguendo un piccolo corso per barman tenuto dall’AIBES.
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