Cocktail. E sai cosa bevi (dalla leggenda alla storia)
ago 12th, 2008 by Alessio Sbrana

Abbiamo visto quali sono le origini del termine cocktail, tra mito e leggenda, ma c’è un giorno preciso al quale è possibile far risalire ufficialmente la nascita della parola cocktail?
Ebbene sì. Come spesso accade in certi casi, viene usata per la prima volta quasi per gioco, prendendosi burla di una delle invenzioni più esilaranti e al contempo tragiche dell’intera umanità: la politica.
Era il 6 Maggio 1806…
Sulle pagine del giornale “The Balance, Columbian Repository” viene pubblicato un articolo che, in modo scherzoso, illustra la nota spese di un candiadato sconfitto alle elezioni locali.
In questa nota spese si trova appunto per la prima volta il lemma “cock-tail“.

La settimana successiva, il 13 Maggio 1806, da quel giorno ricordato come “World Cocktail Day“, viene pubblicata questa definizone in risposta ad una richiesta di chiarimenti da parte di un incuriosito lettore (gli si renda merito!): “Cock tail is a stimulating liquor composed of spirits of any kind, sugar, water, and bitters”.
Beh, poi fu la volta del professor Jerry Thomas nel 1862, in merito alla cui magnificenza con il suo “How to mix drinks” non mi dilungo, visto che abbiamo già parlato della sua Bibbia dei drink.
Con il Proibizionismo arriva l’epoca d’oro del cocktail: gli alcolici erano infatti di qualità così infima che i baristi erano costretti a mischiare più ingredienti per poter offrire ai clienti qualcosa di minimamente bevibile; regole di miscelazione assolutamente improvvisate che non facilitarono certo la diffusione di ricette standard.
Si diffuse invece qualcosa che ha forse decretato la fortuna del cocktail: l’abitudine a consumare questo tipo di bevanda, un po’ misteriosa e sofisticata, anche in Europa.
Poi fu l’IBA, l’International Bartenders Association.
Il 24 Febbraio 1951 una commissione dei migliori barman del mondo fissa le regole di dosaggio, suddivide i cocktail in gruppi e seleziona i 50 cocktail più conosciuti e prestigiosi.
Ma l’estro e la fantasia dei barman non ha certo limiti: ogni giorno nuovi cocktail vedono la luce e ogni bar è caratterizzato dal suo cocktail, quello “della casa”; presentato in un certo modo, servito in maniera particolare o decorato in modo originale, anche se poi sono i cocktail classici a farla da padrona e che, anche grazie a eventi modaioli, apericene e happy hour, hanno fatto la gloria del cocktail.
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e se si facesse una petizione per dichiarare il 13 maggio festa mondiale del cocktail? con Negroni e Collins distribuiti gratuitamente agli angoli delle strade? Quando sarò Presidente sarà la prima legge che emanerò…
Beh, io voto subito la mozione per il 13 di maggio, ne troppo caldo, ne troppo freddo… Anche se oltre alla mitica storia dell’etimo c’e’ da dire che quando da adolescente pensai per la prima volta che in inglese, volgarmente parlando, la parola potesse anche indicare una coda di ca**o, oltre a ribaltarmi dalle risate andai dal mio amico barista Alessio e gli chiesi per l’appunto una coda di ca**o, immaginandomi la faccia del primo avventore che abbia mai chiesto un cocktail, per l’appunto..