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	<title>drink a drink &#187; geodrinks</title>
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		<title>Ju Boss, il Coraggio dopo la Paura</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 15:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sbrana</dc:creator>
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Il mondo dei locali non è fatto solo di bar alla moda e cocktail ricercati, che poco hanno a che fare con il proprio passato e la propria storia, lontana o vicina, gioiosa o drammatica che sia.
E&#8217; questo il caso di Ju Boss, una cantina storica di L&#8217;Aquila che è divenuta uno dei simboli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-904" title="juboss" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//juboss1.jpg" alt="juboss, cantina a l'aquila" width="420" height="100" /><br />
Il mondo dei locali non è fatto solo di bar alla moda e cocktail ricercati, che poco hanno a che fare con il proprio passato e la propria storia, lontana o vicina, gioiosa o drammatica che sia.<br />
E&#8217; questo il caso di <strong>Ju Boss</strong>, una cantina storica di <strong>L&#8217;Aquila</strong> che è divenuta uno dei simboli di una città che, dopo la paura e la rabbia, crede nel proprio coraggio e nella voglia di ricominciare.<br />
Inutile parlare di quello che è accaduto il 6 aprile 2009, giorno in cui un terribile sisma ha stravolto le famiglie abruzzesi.<br />
Qualche giorno fa, a oltre un anno da quel terribile evento, ancora avvolto nelle polemiche e nella rabbia, siamo stati al <strong>Ju Boss</strong> (il Boss), una cantina che ha visto, nel corso dei quasi 80 anni della sua storia, l&#8217;avvicendarsi di generazioni di aquilani e non, divenendo un vero centro di aggregazione per l&#8217;intera città.</p>
<p>Questo suo ruolo è stato ulteriormente consolidato, con forza, l&#8217;8 dicembre 2009, giorno in cui il <strong>Ju Boss</strong> ha riaperto i battenti dopo il terremoto: la cantina non aveva subito danni, ma era stata costretta a chiudere per la messa in sicurezza, e alla sua riapertura si è tenuta quasi una festa popolare che ha coinvolto le vie circostanti, intorno al Forte Spagnolo di L&#8217;Aquila.</p>
<p>Oggi anche il popolo universitario di L&#8217;Aquila, che quel 6 aprile ha pagato con un pesante tributo di giovani vite, ha ripreso a frequentare il <strong>Ju Boss</strong> che, probabilmente anche grazie alle 1400 etichette di cui dispone, al richiamo della focaccia con la frittata e al bellissimo bancone in legno e cuoio, continua a vedere tra i propri clienti anche gli aquilani che non abitano più nella zona a causa del trasferimento forzoso a cui sono stati costretti dal terremoto, e che attraversano i luoghi di una città ancora ferita, forse per ritrovare sé stessi, forse per avere la forza di ricominciare.<br />
Sono proprio i volti e i tanti suoni dei clienti che contibuiscono a rendere questo locale così vivo, caldo, informale e accogliente.</p>
<p>Che siate accaniti sostenitori del Montepulciano d&#8217;Abruzzo o fanatici entusiasti del Trebbiano, poco importa: il <strong>Ju Boss</strong> saprà offrirvi tante altre etichette tra le quali scegliere il vostro bicchiere di vino, sempre accompagnato da una atmosfera di ottimismo che comunque non deve far dimenticare di quello che è successo, e che ancora è fortemente presente, in Abruzzo.</p>
<p>Ju Boss<br />
Via Castello, 3<br />
L&#8217;Aquila<br />
0862/413393<br />
<a href="http://www.myspace.com/juboss" target="_blank">http://www.myspace.com/juboss</a></p>


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		<title>Fuzz: il live beat della notte pesarese</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[geodrinks]]></category>
		<category><![CDATA[pesaro]]></category>
		<category><![CDATA[locali notturni]]></category>
		<category><![CDATA[musica dal vivo]]></category>

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Qualche giorno fa ero a Pesaro per lavoro e, dopo una sostanziosa e genuina scorpacciata, il buon Federico (l&#8217;indigeno amico) è venuto a prelevarmi dal mitico Pasqualon per concludere la serata in un locale dalle parti del molo.
Quando siamo arrivati a destinazione ho avuto subito la sensazione che fosse il posto giusto, a partire dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-874 alignnone" title="Fuzz a Pesaro" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//FuzzPesaro.jpg" alt="Fuzz a Pesaro" width="420" height="194" /></p>
<p>Qualche giorno fa ero a <strong>Pesaro </strong>per lavoro e, dopo una sostanziosa e genuina scorpacciata, il buon Federico (l&#8217;indigeno amico) è venuto a prelevarmi dal mitico Pasqualon per concludere la serata in un locale dalle parti del molo.</p>
<p>Quando siamo arrivati a destinazione ho avuto subito la sensazione che fosse il posto giusto, a partire dal nome del locale: <strong>Fuzz</strong>.</p>
<p>Per un irriducibile del garage beat come me, è stata una vera gioia passare un paio d&#8217;ore tra parati psichedelici, poltroncine vintage e musica anni &#8216;60, fornita per l&#8217;occasione dalle Rimmel, una band di sole donne: magari non impeccabili sotto il profilo tecnico, ma decisamente più piacevoli di una pedata nel deretano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-873" title="Le Rimmel al Fuzz" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//rimmel-al-fuzz.jpg" alt="Le Rimmel al Fuzz" width="259" height="346" align="left" />Ho fatto due chiacchiere con <strong>Alessandro</strong>, che mi ha raccontato un po&#8217; di storia di questo accogliente live club.</p>
<p>“Il Fuzz nasce da un&#8217;idea mia e di <strong>Michele</strong>, l&#8217;altro socio: siamo entrambi grandissimi appassionati di musica e facciamo parte di una band, i <strong>Cheap Wine</strong>, fin dal lontano 1997. Abbiamo fatto centinaia di date in tutta Italia, esibendoci in tanti locali diversi e allora ci siamo detti: perché non provare ad aprire un live club anche nella nostra città, visto che manca e c&#8217;è l&#8217;esigenza di un palco dove far suonare i tantissimi gruppi che ci sono a Pesaro? Così nel 2004 è nato il Fuzz.”</p>
<p>Da appassionato del bere miscelato ho cercato di capire che tipo di alcool si serve in un posto del genere. “Il Fuzz si rivolge ad un pubblico che va dai 20 ai 45 anni – continua Alessandro – perciò ci rivolgiamo tendenzialmente a gusti più adulti. Sicuramente funziona molto come birreria, ma riusciamo ad accontentare anche chi ordina un cocktail di qualsiasi genere, avendo del personale preparato e professionale.”</p>
<p>Ero sufficientemente satollo di vino rosso da non poter giudicare lucidamente quello che ho bevuto – un paio dei soliti <strong>Vodka Martini</strong> – ma già tutto il resto è bastato a lasciare in me un ottimo ricordo del Fuzz. Soprattutto la musica: “la programmazione essenzialmente è rock, ma abbiamo fatto suonare tantissimi gruppi dal jazz al funky, dal pop all&#8217;hip hop, dal metal al folk, dal beat al garage, ecc&#8230; Abbiamo proposto diversi spettacoli teatrali e molto probabilmente la prossima stagione, che inizierà a settembre, inseriremo anche degli spettacoli di cabaret”, mi conferma Alessandro.</p>
<p>Sarà che dove vivo io ormai la musica dal vivo è un miraggio, fatto sta che sorseggiare il proprio cocktail ondeggiando la testa al ritmo di “La bambola” di Patty Pravo in versione beat, lo rende di per sé un&#8217;esperienza mistica. Anzi, psichedelica.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/fuzzpesaro">www.myspace.com/fuzzpesaro</a></p>


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		<title>Mezzanine: una birra ghiacciata nell&#8217;astemio Marocco</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 08:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[world]]></category>
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Un viaggio nel mondo islamico può assumere i toni di un vero pellegrinaggio spirituale per un bevitore: qui infatti l&#8217;alcool è poco, difficile da trovare e, soprattutto, illegale.
Ma il Marocco è la compagine più progressista dell&#8217;Africa musulmana: in questo magnifico Paese non è impossibile recuperare un drink, sebbene sia fuori discussione andarsene a spasso bellamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-775" title="Mezzanine, Fez" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//mezzanine_oriz.jpg" alt="Mezzanine, Fez" width="420" height="155" /></p>
<p style="text-align: left;">Un viaggio nel mondo islamico può assumere i toni di un vero pellegrinaggio spirituale per un bevitore: qui infatti l&#8217;alcool è poco, difficile da trovare e, soprattutto, illegale.<br />
Ma il Marocco è la compagine più progressista dell&#8217;Africa musulmana: in questo magnifico Paese non è impossibile recuperare un drink, sebbene sia fuori discussione andarsene a spasso bellamente con un Martini glass tra le mani.<br />
Il Corano è esplicito a riguardo, perciò sebbene l&#8217;alcool sia largamente tollerato, continua ad essere malvisto dalla gente comune. In pratica, gli ambulanti della Djemaa el Fna non servono birra, i ristoranti nella Medina non hanno liste dei vini, i bar del corso non miscelano cocktail. L&#8217;alcool viene venduto solo in bar malfamati o in ristoranti di lusso, per cui bisogna scegliere, per non lasciare inappagata la sete etilica, o di appartarsi discretamente in bettole frequentate esclusivamente da prostitute, malviventi e occidentali assetati, o di spendere una fortuna per una bottiglia di dubbio Merlot magrebino.<br />
Nel corso della mia vacanza berbera ho seguito il vecchio adagio che invita, quando sei a Roma, a fare come fanno i romani. In 19 giorni ho quindi bevuto una bottiglia di vino, 4 birre e migliaia di tè alla menta, il cosiddetto “whisky berbero”. Un battesimo del fuoco.<br />
<a rel="attachment wp-att-776" href="http://www.drinkadrink.com/mezzanine-una-birra-ghiacciata-nellastemio-marocco/mezzanine_vert/"><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-776" title="mezzanine_vert" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//mezzanine_vert.jpg" alt="mezzanine_vert" width="190" height="450" align="left"/></a><br />
Se me lo avessero detto, non ci avrei mai creduto. E invece ho affrontato l&#8217;astinenza in grande scioltezza. E non ho mai bevuto tanta Coca Cola.<br />
Due delle quattro birre sono venute in un pomeriggio da collasso, mentre peregrinavo perso fuori dalle mura di Fez sotto l&#8217;impetuoso sole d&#8217;agosto. Come un miraggio, di fronte all&#8217;ingresso dei giardini (chiusi) Jnan Sbil, mi è apparso il portone del <strong>Mezzanine</strong>, un lounge bar di cui avevo sentito parlare in città.<br />
Il Mezzanine si è offerto alla vista come l&#8217;oasi del miraggio: finalmente una birra ghiacciata!<br />
Il locale è una versione exotic-lounge del classico ristorante marocchino: poltrone in pelle scura, tavolini neri, musica in stile Buddha Bar, tutto molto minimal e ricercato. Il menu offre piatti internazionali, ottima chance per prendersi una pausa dalla monotona cucina marocchina, e al bancone si possono anche ordinare cocktail di varia natura. Non me la sono sentita di infrangere il mio tripudio di vita astemia con un base vodka, anche perché il bancone era senza personale e temevo che il gentile ragazzo ai tavoli avesse in realtà la duplice veste di cameriere e barman.<br />
Faceva un caldo anche peggiore che fuori, nonostante l&#8217;aria condizionata, e la pausa si è rivelata assai meno piacevole del previsto. Non voglio parlar male del Mezzanine, perché in fondo ha una sua utilità medica, però non mi sento di dire che mi sia piaciuto: molto “finto”, pensato per quel genere di turisti che lontano da casa si sentono persi, avrebbe forse un senso a Francoforte, ma qui, nel Marocco vero e proprio, sembra una caricatura di sé stesso.<br />
È piuttosto raro, nelle città vecchie marocchine, imbattersi in locali così sofisticati, occidentali nello stile e nei prezzi. Ed è un bene, perché qui ci sono i locali marocchini, che sono sì squallidi e inospitali, ma questi sono. Per chi va in cerca di un cocktail bar patinato e glamour, meglio puntare sull&#8217;intramontabile Milano. A Fez concedetevi interminabili tè alla menta ai tavolini di un café qualunque: la vita vera passa lì davanti.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.restaurantfez.com">Mezzanine</a></strong><br />
17, Kasbat Chams<br />
Fez &#8211; Maroc<br />
+212 (0) 11078336<br />
<a href="mailto:mezfez@gmail.com">mezfez@gmail.com</a></p>


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		<title>Weekend a Londra bevande incluse</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 11:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[geodrinks]]></category>
		<category><![CDATA[world]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
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A un mese esatto dall&#8217;escursione pesarese, con i miei pard di Sideways abbiamo avuto la fortuna di un altro fine settimana più somigliante a una vacanza che a vero e proprio lavoro. Stavolta la meta era la mitica Londra, sempre brulicante di vita, sempre coinvolgente, sempre grigia di nubi.
Il programma è stato serratissimo, e lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-742" title="towerbridge" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//towerbridge.jpg" alt="towerbridge" width="420" height="200" /></p>
<p>A un mese esatto dall&#8217;<a href="http://www.drinkadrink.com/docks-margarita-juri-passeggiata-alcolica-sul-lungomare-di-pesaro/">escursione pesarese</a>, con i miei pard di Sideways abbiamo avuto la fortuna di un altro fine settimana più somigliante a una vacanza che a vero e proprio lavoro. Stavolta la meta era la mitica Londra, sempre brulicante di vita, sempre coinvolgente, sempre grigia di nubi.<br />
Il programma è stato serratissimo, e lo abbiamo equamente diviso tra le tappe rigorosamente turistiche e quelle avventurosamente improvvisate: quindi giro sul <a href="http://www.londoneye.com/">London Eye</a>, cena a bordo del <a href="http://www.thamesdinnercruise.co.uk/dinner.htm">Thames Dinner Cruise</a> e dal lussureggiante <a href="http://www.danddlondon.com/restaurants/quaglinos/home">Quaglino&#8217;s</a>, ma anche capatina a Camden, svacco ad Hyde Park e vagabondaggio ai docks. Il tutto sempre e comunque innaffiato da cascate di alcool di altissimo livello, tra vini pregiati e birre bitter.<br />
Per fortuna abbiamo anche avuto la possibilità di concludere un paio di serate in posti in cui il bere non si limita ai fermentati, ma sconfina nel distillato di pregio e nei suoi derivati mixati.<br />
Tra gli altri, tre posti in particolare mi hanno colpito, ed è di questi che vorrei limitarmi a dare segnalazione su drinkadrink, sorvolando sul peggior Long Island che mi sia mai stato servito.<br />
Il primo è il <a href="http://www.cafeboheme.co.uk/">Cafe Boheme</a>, che si trova in un angolo molto frequentato di Old Compton street, nel cuore di Soho, quartiere ricco di fascino perverso. C&#8217;era una confusione terribile, e già entrando rimuginavo che molto difficilmente il barman mi avrebbe degnato di più di qualche secondo di attenzione. E invece con mia somma gioia, appoggiato al bancone ho notato che nonostante la ressa, dall&#8217;altro lato i cocktail venivano preparati con la massima cura. Allora mi sono azzardato ad ordinare un <strong>Mint Julep</strong>. Già è difficile descrivere il piacere che ho provato quando il barman ha annuito alla mia richiesta, anziché storcere il naso e chiedere “What?”, figurarsi quando ho visto l&#8217;ottima preparazione e gustato l&#8217;ancor più suadente risultato. I due capi barman sono Kamil e Tomek, due ragazzi sorridenti che devono essere fratelli: non c&#8217;era verso di fare due chiacchiere, ma un&#8217;occhiata è bastata a esprimere tutta la mia ammirazione.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-743" title="aintnothinbut" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//aintnothinbut.jpg" alt="aintnothinbut" width="420" height="238" /></p>
<p>Seconda tappa degna di menzione è stato un locale che si chiama <a href="http://www.aintnothinbut.co.uk/">Ain&#8217;t nothin&#8217; but&#8230;</a>, un posto che è una celebrazione vivente del blues. Ma non aspettatevi pacchianate alla Hard Rock Cafe: qui si parla di 10mq di catapecchia nella quale non si spiega come faccia a trovarci posto una band intera, che pesta classici blues e rock dalle 10.00 alle 3.00 del mattino. Entrare è un&#8217;impresa, ma una volta dentro state sicuri che ci resterete fino a chiusura. Rigorosamente birra. Lo trovate sempre a Soho, su Kingley Street, una viuzza dove ci sono locali per ogni gusto.<br />
Ultima segnalazione per il pranzo di decompressione prima della partenza. Al <a href="http://www.pjsbarandgrill.co.uk/index.htm">PJ&#8217;s</a>, nel placido splendore di Chelsea, si pranza in grande stile, benché l&#8217;atmosfera sia molto rilassata. Un diner dai prezzi non certo stracciati, ma nemmeno così alti da essere proibitivi, nel quale si respira l&#8217;atmosfera dei Polo Club più esclusivi. Arredamento magnifico, cibo ottimo (per gli standard inglesi, ovviamente&#8230;), grande cortesia e barman molto simpatico, che ha convinto me – ma non i miei compagni – a provare la sua <strong>Pimm&#8217;s cup</strong>. Non sono un esperto su questo rinfrescante aperitivo tipicamente British, ma devo dire che era molto gradevole e armonioso. Inoltre, devo notare che mentre attendevo il mio turno, il barman ha preparato per altri clienti un paio di <a href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-martini/">Martini Cocktail</a> da manuale: non fosse stato per l&#8217;ora e per la partenza imminente&#8230;<br />
Insomma, ancora una volta, l&#8217;impressione è che a Londra si mangia da servi, ma si beve da Re!</p>


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		<title>Docks, Margarita, Juri: passeggiata alcolica sul lungomare di Pesaro</title>
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		<comments>http://www.drinkadrink.com/docks-margarita-juri-passeggiata-alcolica-sul-lungomare-di-pesaro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 May 2009 12:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[geodrinks]]></category>
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		<category><![CDATA[cocktail bar]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[martini cocktail]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel torrido maggio di questo 2009 ci è toccato in sorte come Sideways di passare un fine settimana di lavoro (il Festival Nazionale dell&#8217;Installatore) sulla riviera adriatica, nella placida e accogliente Pesaro.

Due giornate di lavoro massacrante, che si sono protratte fino a tarda notte: il venerdì per rimediare agli inevitabili ritardi nella preparazione del materiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-689 alignnone" title="docks café" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//pesaro01.jpg" alt="il docks café a pesaro" width="420" height="246" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Nel torrido maggio di questo 2009 ci è toccato in sorte come <a href="http://www.sideways.it">Sideways</a> di passare un fine settimana di lavoro (il <a href="http://www.deltaits.it/">Festival Nazionale dell&#8217;Installatore</a>) sulla riviera adriatica, nella placida e accogliente Pesaro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Due giornate di lavoro massacrante, che si sono protratte fino a tarda notte: il venerdì per rimediare agli inevitabili ritardi nella preparazione del materiale grafico e video; il sabato per festeggiare meritatamente il successo del Festival. Due giornate in cui metà della redazione di drinkadrink – che poi è anche metà dell&#8217;organico di Sideways – si è profusa nel consumare abbondanti scorte di alcool dei caffè pesaresi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Alloggiando al <a href="http://www.cruiser.it/">Cruiser Congress</a>, che si trova a ridosso della spiaggia, era più che naturale che la nostra via crucis alcolica si sarebbe tenuta perlopiù sul lungomare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">La prima menzione d&#8217;onore va fatta al <strong>Polo</strong>, il ristorante che si trova in piazza della Libertà, la rotonda che ospita la “<a href="http://www.arnaldopomodoro.it/">palla di Pomodoro</a>&#8220;. Pesce meraviglioso e una carta dei vini di tutto rispetto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Il dopocena del venerdì si è consumato al <strong>Docks</strong>, il lounge bar che si trova sul basamento dell&#8217;hotel Cruiser, dal quale vi si può accedere direttamente. L&#8217;interno del bar è molto chic, con arredamenti ricercati ma molto accoglienti. Il bar ed è circondato su due lati da una terrazza che ospita sgabelli e banconi oltre a poltroncine per lo svacco. Al Docks abbiamo sorseggiato quasi tutti dei <a href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-martini/">Cocktail Martini</a>, non strepitosi ma neanche da disdegnare. Niente oliva né lemon twist, secondo una strana usanza pesarese: se chiedi l&#8217;oliva nel Martini te ne portano una ciotola a mo&#8217; di stuzzichino. Paese che vai&#8230;<br />
<img align="left" class="size-medium wp-image-690 alignleft" title="olive" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//olive-300x300.jpg" alt="olive" width="216" height="216" />Il sabato, dopo il massacro fieristico, il primo drink di decompressione l&#8217;abbiamo preso due isolati più avanti, sempre sul lungomare, in uno dei posti più in voga nella Pesaro by night: il <strong>Margarita</strong>. Come per molti bar sul lungomare, lo spazio interno del locale è molto ridotto, e interamente aperto sulla terrazza annessa che ospita la maggior parte dei tavoli. Del resto, con la brezza marina a rinfrescare, credo che in ben pochi occupino l&#8217;interno durante l&#8217;estate. Posso certificare solo la gentilezza del personale, perché anziché qualcosa di miscelato, mi sono concesso di tracannare una birra in due sorsi, per placare la sete di una serata ad oltre 30 gradi centigradi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Ci siamo poi spostati allo <strong>Juri</strong>, pochi passi in là, dove abbiamo passato il resto della serata. Il primo impatto è stato drammatico: ho chiesto un <strong>Vodka Martini</strong> e mi è stato recapitato un improbabile miscuglio, cioè una specie di Vodka Tonic in cui al posto della tonica c&#8217;era il Martini Bianco. Il barman insisteva che quello che mi aveva servito è un Vodka Martini, mentre per avere il cocktail che intendevo io (il Cocktail Martini con vodka al posto del gin, per capirci) avrei dovuto chiedere un Vodkatini. Ora, l&#8217;appellativo Vodkatini è anch&#8217;esso giusto, e posso anche capire che un barman possa non essere un&#8217;enciclopedia dei nomi dei cocktail. Ma quello che contesto fermamente (ma amichevolmente) al barman dello Juri è che, comunque lo si chiami, abbia il coraggio di servire una simile porcheria ai suoi clienti. Immaginare che qualcuno possa bere – e apprezzare – una simile poltiglia, mi fa ghiacciare il vino nelle vene.<br />
A parte questa buffa incomprensione, comunque, il barman e tutti allo Juri si sono poi rivelati simpatici, cordiali e disponibili. E anche bravi preparatori di Vodka Martini, che dopo ci hanno copiosamente serviti. Senza oliva, ovviamente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Abbiamo tirato lungo finché le forze ce lo hanno concesso, e finché ogni bar del lungomare ci ha buttati fuori di peso. Del resto, doveva essere una via crucis&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">Pollice alto per i bar del lungomare di Pesaro, dunque: avranno anche uno strano rapporto con le olive, ma di sicuro sanno farti passare una bella serata in compagnia di un buon drink!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong>DOCKS CAFÉ<br />
</strong>Viale Trieste, 281<br />
61100 Pesaro<br />
tel. 0721.388100<br />
<a href="http://www.cruiser.it/docks_Site/index.html">www.cruiser.it</a><strong></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong>MARGARITA</strong><br />
Viale Trieste, 289<br />
61100 Pesaro<br />
tel. 0721.371120<br />
<a href="http://www.margaritacafe.it">www.margaritacafe.it</a><strong></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong>JURI</strong><br />
Viale Fiume, 107<br />
61100 Pesaro<br />
tel. 0721,67600</p>


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		<title>Bar Due Colonne a Rovereto: un tuffo nel passato</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 14:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sbrana</dc:creator>
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Quasi per caso, durante una vacanza in Trentino di qualche tempo fa e orami fuori stagione, accompagnato da una gentile roveretana che evidentemente era ben consapevole dell&#8217;impatto che quella visita avrebbe avuto sulla mia psiche, ho avuto la possibilità (e la fortuna) di visitare il Bar Due Colonne di Rovereto, un vecchio albergo dell&#8217;800 accanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-637" title="vino-marzemino" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//vino-marzemino.jpg" alt="vino-marzemino" width="420" height="260" /></p>
<p>Quasi per caso, durante una <strong>vacanza in Trentino</strong> di qualche tempo fa e orami fuori stagione, accompagnato da una gentile roveretana che evidentemente era ben consapevole dell&#8217;impatto che quella visita avrebbe avuto sulla mia psiche, ho avuto la possibilità (e la fortuna) di visitare il Bar <strong>Due Colonne</strong> di Rovereto, un vecchio albergo dell&#8217;800 accanto al Municipio della cittadina della provincia di Trento.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-646" title="giochi-proibiti" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//giochi-proibiti.jpg" alt="giochi-proibiti" width="200" height="277" align="left" />Sì, &#8220;visitare&#8221;&#8230; lo storico bar delle <strong>Due Colonne</strong> si visita, prima di tutto.<br />
Proprio come si fa con il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_d%27arte_moderna_e_contemporanea_di_Trento_e_Rovereto" target="_blank">Mart</a>, poco distante. Poi si beve.<br />
Si visita per sentire l&#8217;odore della storia, così fortemente persistente e caratterizzata dalla vecchia presenza asburgica, e per sentire (e ammirare) il vecchio organo meccanico che ancora suona.</p>
<p>Accompagnato come un turista assolutamente fuori luogo, bardato di pantaloni da snowboard e occhiali da sole, quasi preso per mano, mi incammino sulle scricchiolanti travi di legno del pavimento, tra tavoli e sedie che hanno visto ben più di una guerra, di un gioco di carte clandestino, di un bicchiere di <strong>Marzemino</strong>, vino di colore rosso rubino dal profumo molto ricco  e, forse, di una rissa scoppiata tra avventori ormai ebbri e perfettamente ritratti (e messi in guardia) dalle locandine storiche  presenti nel bar.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-653" title="primi-effetti-alcool" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//primi-effetti-alcool.jpg" alt="primi-effetti-alcool" width="420" height="360" /></p>
<p>Dopo la visita del MART, dove l&#8217;arte moderna la fa da padrona, i miei occhi quasi stentano di fronte ad iscrizioni e avvisi che profumano di storia&#8230; fino ad arrivare all&#8217;organo meccanico messo in moto per me dal gentile titolare: un  organo in legno, avente la foggia di <img class="alignleft size-full wp-image-638" title="organo-meccanico" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//organo-meccanico.jpg" alt="organo-meccanico" width="200" height="150" align="left" />un vecchio armadio al cui interno un cilindro rotante, precedentemente caricato, mette in moto i meccanismi che lo compongono: martelletti, piccoli tamburi e campanellini, che un tempo allietavano i clienti del bar, sono oggi i testimoni di un tempo sì passato, ma che alle <strong>Due Colonne</strong> sembra essersi fermato: vi assicuro che non avrei battuto ciglio se in quel momento fosse entrato un soldato austriaco con il moschetto in mano!</p>
<p><strong>Bar Due Colonne</strong><br />
Piazza Podestà, 8<br />
38068 Rovereto (TN)<br />
Tel.: (+39) 0464421441</p>


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		<title>Hopfen: dalla cantina al boccale</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 10:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[bolzano]]></category>
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Non sono mai stato un amante della neve e tanto meno degli sci, preferendo di gran lunga spiaggia e costume da bagno. Confesso perciò qualche esitazione quando mi è stato proposto di aggregarmi ad un gruppo di amici in lieta partenza per la famigerata (mezza) settimana bianca. Poi la visione di baite e grappini, bombardini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-597" title="hopfen-header1" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//hopfen-header1.jpg" alt="hopfen-header1" width="420" height="132" /></p>
<p>Non sono mai stato un amante della neve e tanto meno degli sci, preferendo di gran lunga spiaggia e costume da bagno. Confesso perciò qualche esitazione quando mi è stato proposto di aggregarmi ad un gruppo di amici in lieta partenza per la famigerata (mezza) settimana bianca. Poi la visione di baite e grappini, bombardini e Irish coffee ha avuto il sopravvento e mi sono deciso – con qualche personalizzazione dell&#8217;itinerario – per la partenza. Rotta: Plan de Gralba, Val Gardena, vette dolomitiche.</p>
<p>Le mie aspettative sul tepore ad alta gradazione sono andate ampiamente deluse nella prima giornata di una vacanza vissuta all&#8217;insegna della scortesia (in soli quattro giorni siamo stati vittime, nei luoghi più disparati, di un tale numero di angherie, tentativi di fregatura e furberie, che mai mi era toccato di subire in vita mia). L&#8217;indomani, esasperato dalla mancanza assoluta di qualsiasi attrattiva in Val Gardena che non fosse legata allo sci, mi sono diretto a <strong>Bolzano</strong>, del cui tenore alcolico ho sempre sentito un gran bene.<br />
Mai scelta fu più felice: ho scoperto una cittadina di grande fascino, di decisa bellezza architettonica, viva e vivibile. Avevo avuto una soffiata su un paio di posti da tenere d&#8217;occhio, ma forse è stato il destino a portarmi, alla fine della suggestiva via dei portici, dritto dentro ad un luogo da sogno: la birreria osteria Hopfen.<br />
L&#8217;edificio ha una storia antica, che non sto a riportare, visto che potete trovarla sul sito ufficiale <a href="http://www.boznerbier.it">www.boznerbier.it</a>. Un&#8217;avvertenza: il sito è solo in tedesco (ed ecco il vero motivo per cui non riporto la storia&#8230;).<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-598" title="hopfen01" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//hopfen01-300x259.jpg" alt="hopfen01" width="259" height="244" />Ma lasciamo perdere questi dettagli di indipendentismo linguistico per concentrarci su un vero gioiello del bere bene e dell&#8217;adeguato mangiare. Più precisamente che una birreria, <strong>Hopfen è un birrificio</strong>, cioè un posto dove la birra si produce, si spilla, si imbottiglia e si commercializza. Fa un certo effetto vedere i bollitori di rame al lavoro dietro al bancone, e i loro rami intrecciarsi sulla testa delle taverniere che vanno e vengono con le portate da distribuire ai caratteristici tavolini sparsi in giro per le sale. Ma fa ancor più effetto pensare che le spine sono collegate non ad un fusto portato da un fornitore, bensì alle cisterne che giacciono nelle cantine: in quello stesso luogo la birra nasce, matura ed eroicamente muore. Mi sono concesso un paio di ottimi boccali per accompagnare un risotto cremoso al vino e prosciutto di cinghiale, perché solo troppo tardi ho scoperto che tra le specialità di Hopfen ci sono, oltre ai piatti tipici sudtirolesi, anche diverse pietanze a base di birra. Niente da ridire comunque su un pranzo veloce e non troppo caro, ma immensamente buono, accompagnato da una birra che sembra essere appena sgorgata da una fonte: leggermente torbida, giustamente pastosa per il clima e per la sapidità delle pietanze che solitamente accompagna, ha l&#8217;ulteriore pregio di costare davvero poco in relazione al costo della vita a Bolzano.<br />
Purtroppo non ho potuto concedermi di più che una veloce sosta alla birreria Hopfen, un posto che meriterebbe ben più ampio trattamento e nel quale sono sicuro di ritornare prima o poi. Un bel ricordo che porto con me a controbilanciare i record di maleducazione ai quali ho dovuto tristemente assistere in un luogo così bello.</p>


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		<title>Il Margarita: come nasce e dove berlo a Padova</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 16:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ciampi</dc:creator>
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Quando si beve un Margarita non si può non pensare ai paesaggi, ai mariachi, alle specialità della cucina messicana o alle spiagge assolate di questo meraviglioso paese.
Ma chi ha inventato il Margarita?
A contendersi la paternità sono in molti.
A cominciare da Carlos Danny Herrera, ristoratore di Tijuana, il quale ha sempre affermato di aver creato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-480" title="margarita" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//margarita.jpg" alt="margarita" width="420" height="200" /></p>
<p>Quando si beve un <strong>Margarita</strong> non si può non pensare ai paesaggi, ai <em>mariachi</em>, alle specialità della cucina messicana o alle spiagge assolate di questo meraviglioso paese.<br />
Ma <strong>chi ha inventato il Margarita</strong>?<br />
A contendersi la paternità sono in molti.</p>
<p>A cominciare da <strong>Carlos Danny Herrera</strong>, ristoratore di <strong>Tijuana</strong>, il quale ha sempre affermato di aver creato per primo il cocktail per <strong>Marjorie King</strong>, ex attrice e vedova del noto playboy newyorchese <strong>Plant</strong>, durante una festa nel suo ranch, <em>&#8220;La Gloria&#8221;</em>, su specifica richiesta dell’attrice, allergica ad ogni bevanda alcolica eccetto la <strong>Tequila</strong> (distillato di agave).<br />
Ma i conti non tornano:  nel margarita c’è anche il <strong>Triple Sec</strong>!</p>
<p>Il secondo tentativo di aggiudicarsi l&#8217;invenzione di questo drink arriva da una mondana signora texana, <strong>Margaret Samas</strong>.<br />
Pare che durante una festa nella sua villa ad Acapulco abbia dato consigli per la preparazione del cocktail a base di Tequila, triple sect o Cointreau e succo di lime al celebre bartender californiano <strong>Johnny Durlesser</strong>, e che lo chiamò <strong>Margarita</strong>, nome col quale i suoi ospiti e amici messicani avevano ribattezzato la signora.<br />
Ma anche lo stesso Durlesser affermò non solo di essere stato l’autore ma anche di aver vinto un premio in un concorso nazionale di barman, del quale non si sono però mai trovati riscontri ufficiali.</p>
<p>Il mistero è fitto intorno al <strong>Margarita</strong> e numerose le leggende, fatto sta che non solo è uno dei cocktail più popolari, ma nel tempo la fantasia dei bartender ne ha creato numerosissime varianti che hanno contribuito a renderlo popolare nel mondo. Basti pensare ai <strong>frozen Margarita alla frutta</strong>, che possono avere infinite combinazioni a seconda se la frutta usata è tropicale o di provenienzadi altre aree geografiche del mondo.</p>
<p>Se vi trovate a <strong>Padova</strong> e volete bere un buon <strong>Margarita</strong>, per accompagnare un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Taco" target="_blank">tacos</a> o un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burrito" target="_blank">burrito</a>, dovete andare assolutamente al <strong>Bistro&#8217;</strong>.<br />
Lo trovate in Via Dei Livello 11, in pieno centro storico di Padova, e con apertura fino alle due di notte, è uno di quei locali dove la cortesia e la disponibilità dello staff  è tale da rendere molto piacevole il momento dell&#8217;aperitivo, della cena (messicana, ovviamente) e, perché no, del dopocena.<br />
Fiore all’occhiello una lunga lista di cocktail, preparati con sapienza ed un pizzico di estro, tra i quali proprio il <strong>Margarita</strong>, nelle più fantasiose delle varianti.</p>
<p><strong>Bistro&#8217;</strong><br />
Via Dei Livello, 11 &#8211; Padova<br />
telefono: 049 8759203<br />
chiuso il lunedì</p>


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		<title>Ocafè, aperitivi con frutta di stagione a Firenze</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 23:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sbrana</dc:creator>
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Contrariamente a quanto accade alla media maschile, devo dire che gradisco particolarmente i cocktail a base di frutta, non solo in estate.
E mi piacciono anche i gusti un po&#8217; piccanti ed esotici, lo ammetto.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//barman.jpg" alt="barman.jpg" /></p>
<p>Contrariamente a quanto accade alla media maschile, devo dire che gradisco particolarmente i <strong>cocktail a base di frutta</strong>, non solo in estate.<br />
E mi piacciono anche i gusti un po&#8217; piccanti ed esotici, lo ammetto.<br />
In occasione di una mia trasferta fiorentina ho avuto modo di gustarmi un aperitivo grazie al quale ho potuto conciliare entrambi questi due aspetti dei miei gusti in fatto di alcolici.<br />
Questo è stato possibile grazie ad un invito per un aperitivo da parte di <strong>Paolo Miano</strong>, responsabile dell&#8217;<strong>Ocafé</strong>, l&#8217;area del  <a title="golden view open bar" href="http://www.drinkadrink.com/cocktail-jazz-a-firenze-golden-view-open-bar/">Golden View</a> specializzata in pasticceria artigianale e, cosa che ci sta più a cuore, al saper bere bene e all&#8217;<strong>artigianato del cocktail</strong>.<br />
Una doverosa premessa é sicuramente da dedicare alla location, a due passi da <strong>Ponte Vecchio</strong> con vista sui <strong>Lungarni di Firenze</strong> antistanti il <strong>Museo degli Uffizi</strong>, e all&#8217;atmosfera che il cliente ha la fortuna di gustarsi, di una qualità che difficilmente ho trovato replicata in altri locali in Toscana.<br />
La cura dei particolari, l&#8217;art gallery del locale, la musica non assordante e le pareti interne in vetro, i cui riflessi giocano con le luci delle candele e con quelle delle finestre fiorentine che si specchiano in Arno, regalando suggestioni a chi è in grado di apprezzarle&#8230; e a chi è disposto a sfidare le dure ed assurde leggi delle ZTL fiorentine.</p>
<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//cocktail-abbrucia.jpg" alt="cocktail abbrucia" align="left" />Accolto da <strong>Paolo</strong>, nell&#8217;arco della serata mi sono stati serviti <strong>tre cocktail molto particolari</strong>.<br />
Il primo di questi, in onore al mio amore per il piccante, è stato l&#8217;<strong>Abbrucia Martini</strong>, un cocktail a base di <strong>Martini dry e peperoncino</strong>: Vodka Stolichnaya etichetta rossa, vodka aromatizzata al peperoncino tailandese, grani di pepe rosa, una foglia di limone, peperoncino e un petalo di rosa a guarnire sono gli altri ingredienti deil cocktail. Consigliato solo a chi ama i cocktail particolarmente alcolici e il gusto piccante.</p>
<p>Dopo un&#8217;interessante chiaccherata con Paolo, intervallata da stuzzichini che tutto sono tranne degli appetizer, trattandosi di prodotti appena cucinati dallo <strong>Chef del Golden View</strong>, è giunto il momento di assaggiare un <strong>O&#8217;mule</strong>: un <strong>cocktail a base di ginger</strong> particolarmente speziato, preparato con vodka Stolichnaya Elite, Ginger fresco e guarnito con un rametto di menta.</p>
<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//caipiroska-fico1.jpg" alt="caipiroska fico d'india" align="left" />Il terzo cocktail della serata, una sorpresa del barman <strong>Fabiano</strong>, è stato una <strong>Caipiroska al fico d&#8217;India</strong>, anch&#8217;essa servita in un bellissimo bicchiere <a title="bicchieri zafferano" href="http://www.zafferanoitalia.com/" target="_blank">Zafferano</a>.<br />
Pur non amando particolarmente la Caipiroska, ammetto che nel berlo ho provato una sensazione di piacere difficilmente descrivibile, generata dalla sapienza e perizia del barman che, per l&#8217;occasione, ha sacrificato l&#8217;ultimo fico d&#8217;India: fino all&#8217;anno prossimo non ne potrete bere, visto che all&#8217;<strong>Ocafé</strong> i cocktail vengono preparati con <strong>soli prodotti freschi</strong>, anche se chiaramente sono disponibili anche i cocktail più classici e degli <strong>ottimi vini</strong>.</p>
<p>Un motivo per il quale vi potrei sconsigliare un aperitivo all&#8217;<strong>Ocafè</strong>?<br />
Qui i cocktail vengono preparati con il tempo (e l&#8217;amore) che richiedono, senza messe misure. Se volete fare un aperitivo veloce non vi bruciate l&#8217;<strong>Ocafé</strong>: lasciatevelo nella vostra lista personale dei migliori <a title="locali a firenze" href="http://www.drinkadrink.com/category/geodrinks/firenze/">locali di Firenze</a> dove si beve bene; riservategli una visita più lunga e non ve ne pentirete.<br />
Se poi siete un po&#8217; di &#8220;braccino corto&#8221; potreste rimanere un po&#8217; contrariati: un cocktail serale arriva a costare 15 Euro.<br />
Tuttavia, vista la cura riposta nella preparazione dei cocktail, la bellissima presentazione e la cucina di prima qualità, sono soldi ben spesi.</p>
<p><strong>Ocafè &#8211; Golden View Open Bar</strong><br />
Via Dei Bardi, 58/r (Ponte Vecchio), Firenze<br />
11.30 &#8211; 02.00 (sempre aperto)<br />
tel. (+39) 055214502</p>


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		<title>Douja d’Or: torna il grande Salone Nazionale di vini selezionati</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 17:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Morena</dc:creator>
				<category><![CDATA[asti]]></category>
		<category><![CDATA[geodrinks]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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Dal 12 al 28 settembre sarà ancora una volta Douja d’Or, la quarantaduesima per l’esattezza. Tante sono le edizioni finora dell’importante kermesse astigiana dedicata alla cucina locale ed estera, ma soprattutto al vino, per tante serate condite da incontri, eventi e spettacoli che l’hanno resa negli anni un appuntamento di rigore per gli enoturisti italiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//doujador.jpg" alt="logo douja d’or" /></p>
<p>Dal 12 al 28 settembre sarà ancora una volta <strong>Douja d’Or</strong>, la quarantaduesima per l’esattezza. Tante sono le edizioni finora dell’importante kermesse astigiana dedicata alla cucina locale ed estera, ma soprattutto al vino, per tante serate condite da incontri, eventi e spettacoli che l’hanno resa negli anni un appuntamento di rigore per gli enoturisti italiani e non solo. </p>
<p>Al <strong>Palazzo del Collegio</strong> di Asti saranno presenti quest’anno ben 270 produttori provenienti da tutta Italia, che presenteranno un totale di 519 etichette: sono i vincitori del concorso “Douja d’Or” che la <strong>Camera di Commercio di Asti</strong> ogni anno indice, selezionati attraverso degustazioni cieche effettuate con la collaborazione tecnica dell&#8217;<strong>O.N.A.V. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino).</strong><br />
<img title="Palazzo Alfieri" src="http://www.drinkadrink.com/wp-content//doujador2.jpg" alt="Palazzo Alfieri" width="262" height="162" align="left" />Gli highlight di quest’anno sono sicuramente le due rassegne dedicate ad altrettante eccellenze del territorio: la <strong>Barbera </strong>- che riceverà il riconoscimento d.o.c.g. &#8211; e l’<strong>Asti</strong> dell’Alta Langa, due vini che animeranno con le loro degustazioni i Palazzi settecenteschi della città. Molti gli appuntamenti che ruotano all’interno e intorno alla Douja d’Or: le Serate di Assaggio, i Piatti d’Autore cucinati dai più rinomati chef dell’Astigiano, i convegni, le mostre, gli spettacoli, i concerti, e anche una curiosa iniziativa: degustazioni abbinate a visite guidate alla <strong>Torre Troyana</strong>, per brindare alla vertiginosa altezza di 38 metri.</p>
<p>Il calendario, ricco e variegato, e ogni informazione per partecipare agli eventi in programma sono su <a href="http://www.doujador.it" target="_blank">www.doujador.it</a></p>


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