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Attrezzatura per il bar a casa: i bicchieri

Attrezzatura per il bar a casa: i bicchieri

Pochi, non difficili accorgimenti preliminari sono indispensabili per essere pronti in qualsiasi momento a sublimare l’alcool in delizia. Oggetti, attrezzi e arredi di cui fornire la propria casa, senza dover necessariamente spendere una fortuna: c’è barware per ogni tasca, anche se raramente come in questo settore la qualità fa la differenza. A partire dai bicchieri.

Magari siete dei barman professionisti. O magari delle zie a caccia di rimedi contro il mal di testa. Per questi due casi il primo post de Il miglior bar del mondo è inutile. Per tutta la risma di casi nel mezzo, invece, potrebbe non esserlo. Perché avere una cucina ben fornita non significa necessariamente avere l’occorrente per preparare dei buoni drinks o trasformare una normale cena in una degustazione indimenticabile per i vostri ospiti.
Ma andiamo con ordine.

1. I bicchieri

Se vi professate amanti del buon bere, non potete non avere in casa i bicchieri giusti. No, quelli della Nutella non sono compresi nella categoria “giusti”, non a caso li fanno per la Nutella.
E quelli di plastica: è inutile che li compriate di colore blu cobalto o li avvolgiate in fantasiose strutture a spirale. Sempre di plastica restano. Magari così ne limiterete l’impatto estetico, ma non migliorerete quello tattile-olfattivo-gustativo.
Prima di comprare i bicchieri riflettete sui vostri gusti: se prediligete il vino, o la birra, o i cocktail alla frutta, e fate scelte sensate. Non fatevi distrarre da splendidi Martini glass col gambo a zig zag se poi bevete solo caipiroska. Una prima decisione deve riguardare il numero: se il vostro è un barhouse da single, o da coppia, o da doppia coppia, o da tris (…), allora il gioco è semplice. Ma se organizzate aperitivi con tanti ospiti, ricercare la coerenza può essere molto difficile. Secondo la legge di Murphy, infatti, se avete un servizio da sei, gli ospiti saranno sette; se lo avete da 24 saranno 25; ecc. Un bicchiere diverso accanto a tanti uguali sa di approssimativo, e comprare un servizio da 180 per non correre rischi implica l’apertura di un mutuo (per il servizio e per il soppalco in cui riporli). Meglio allora cavalcare l’onda vintage e munirsi di bicchieri tutti diversi tra loro, anche se dello stesso tipo. Vi propongo tre vie per costruirvi il vostro servizio incoerente:
1. quando ne trovate un tipo che vi piace, in un mercatino o in un negozio specializzato, fate concentrazione zen e costringetevi a comprarne uno e uno solo, e mai due o multipli di due. Andate avanti così all’infinito;
2. spargete la voce tra i vostri amici che vi farebbe piacere se, come souvenir dai loro viaggi, vi portassero non la bolla di vetro con la neve ma un bicchiere. A fronte di un 80% di immondi bicchieri sperimentali a forma di Torre di Pisa, olandesina e Piramide di Giza, dovreste (con pazienza) poter contare su un ottimo 20% di bicchieri giusti, ognuno con una sua storia o aneddoto da raccontare;
3. girate per tutta l’estate ogni sera un bar diverso sulla spiaggia, ordinate un cocktail e studiate attentamente le proprietà chimico-fisiche del bicchiere. Evitate la luce dei lampioni per ridurre i riflessi. Dirigetevi verso casa. [NB: drinkadrink.com declina ogni responsabilità in merito a bicchieri sottratti indebitamente a strutture ricettive di ogni genere]

Ok, del numero si è detto. Ma quale?
Per i cocktail non c’è dubbio: tumbler. Tumbler è oggi un termine generico per indicare il bicchiere da cocktail – quanto meno in Europa, perché negli States il “cocktail glass” standard è il Martini glass. Un tumbler è quello da Negroni o Caipirina, per intenderci, liscio o sagomato (fa differenza ma soprassediamo). Dev’essere un bicchiere largo in cima, piuttosto capiente, con base stabile e di vetro spesso. Ne esistono di diverse misure, perciò meglio orientarsi su quelli di capienza media per i cocktail, che possono agevolmente supplire ad un old fashioned quando bevete un distillato puro, o per quelli più ampi per i beveroni alla frutta e gli analcolici.

Calici da vino: qui i sommelier ridono, ben sapendo che un appena decente set di bicchieri da vino necessita di un apposito edificio di tre piani per essere conservato. Il consiglio, per chi non può permettersi un mausoleo di vetro in casa (mmm… facciamo il 99,9999% degli esseri umani?) è di tenersi su dei calici da rosso piuttosto piccoli, che possono reggere anche un bianco (tirato un po’ per i capelli…).
Per i meno diligenti, che non asciugano con la giusta torsione il bicchiere appena lavato, che lo mettono ad asciugare tra un piatto e una pentola, ecc., il consiglio aureo si chiama “O”, la linea lanciata da Riedel (il più grande produttore di bicchieri al mondo) ormai da qualche anno, ma sempre sulla cresta dell’onda. Si tratta di calici classici, di capienze diverse, con la particolarità di essere privi del gambo. L’unico intoppo è la tendenza del vino a scaldarsi a contatto con la mano, ma per il resto il bicchiere ha una resa eccezionale abbinata ad una funzionalità impensabile per i calici a gambo lungo. Ne esistono svariate versioni tarocche a prezzi irrisori, per non spendere troppo.

Per la birra: tendenzialmente in casa non c’è una spina, meglio allora servire le bottiglie piccole e far bere a collo. Se proprio servono i bicchieri, personalmente trovo poco attraenti i boccali alla tedesca. Meglio dei bicchieri rustici di vetro grezzo, più mediterranei, o alla peggio le classiche pinte e mezze pinte inglesi.

Ora che avete i bicchieri, ecco il vero problema: dove li mettete? So che state pensando alla vecchia vetrinetta di nonna, che tanto odiavate da bambini e di cui solo ora, improvvisamente, capite il senso. Se potete svuotarla del ciarpame di infinite prime comunioni presiedute dalla geronte, smaltarla color argento cromato e tenerla in sospensione dal soffitto, fatelo. Sennò procuratevi quantomeno uno scolabicchieri da montare sotto i pensili della cucina, o direttamente in sospensione dal soffitto (dove starebbe tanto bene la vetrinetta!): tenete comunque i bicchieri in uno spazio apposito, perché sono fragili come il vetro.
Mi raccomando infine spatolina per lavare e strofinaccio sempre pulito per asciugare.

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6 commenti a “Attrezzatura per il bar a casa: i bicchieri

Davide Morena says:

@ corto: insegnano i sommelier che il miglior modo per lavare i calici è solo con acqua calda. Mi sento di estendere il consiglio anche ai bicchieri da cocktail. Infatti il contenuto di un cocktail non è quasi mai grasso, quindi non c’è necessità di un agente sgrassante (il detersivo) che ha l’effetto indesiderato di dare ai bicchieri lo sgradevole odore del detersivo. Per farli brillare ed eliminare le macchie di calcare si può aggiungere una goccia di aceto all’acqua per il lavaggio.
Comunque, in generale, non ci sono particolari controindicazioni ai normali detergenti domestici. Fate solo attenzione a sciacquarli molto bene.

corto says:

…….ciao….l’articolo è perfetto…un accenno al tipo….

…e al perchè di un determinato detersivo….forse……?

Pingback: L’indispensabile - 2: Attrezzatura per il bar a casa
Davide Morena says:

#2: la spatolina è un nome politically correct per distinguere la spazzola per lavare bottiglie e bicchieri da quella per pulire il…
La consiglio perché lavare calici fragili con le mani è pericoloso (soprattutto al nono drink), perciò ragazzi, don’t try it at home!
#1: da anni aspettiamo che lo Stato si renda conto della situazione lavorativa dei Pulitori Sistematori di Bicchieri e istituisca un albo professionale per loro: è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve fare.

costanza says:

PS: MI è SORTO UN DUBBIO, la spatolina?!?!?

costanza says:

si e poi? gli esseri umani normali hanno anche qualche altra cosa da fare nella vita che occuparsi delle infinite e multiformi questioni relative ai bicchieri….
no no invece, ottimo il tuo post, accademico ma divulgativo quanto basta!!!
sembri il figlio illegittimo di Michele Serra!!

ciaooo

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