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Alcool: demonizzare o responsabilizzare?

Alcool: demonizzare o responsabilizzare?

“La promozione della salute consiste nel dare corrette informazioni (…) sulla necessità di abolire il fumo, l’alcool e le droghe…” (Piano Sanitario Nazionale 2003-2005).
Campeggia sulla prima pagina di un libricino didattico intitolato Alcol: sai cosa bevi? questa sentenza che mi condanna a morte.

Si tratta di una nuova campagna contro l’alcool lanciata da un gruppo di istituzioni con a capo l’Istituto Superiore di Sanità, e della quale sono venuto in possesso in quel di Italia (Arezzo? Firenze?) Wave, happening musicale che ha calamitato il malcontento dell’eterna opposizione fiorentina (AN, FI), alla vigilia tormentata dal big problem (“sono state prese misure cautelative adeguate per limitare l’abuso di alcool?”). Non può essere trascurata da drinkadrink quella che può essere considerata la posizione ufficiale del Ministero della Salute a proposito della più antica croce e delizia nella storia dell’umanità: l’alcool. Del resto Orson Welles in flesh and bones dichiarava che “le cose migliori della vita o fanno male, o sono immorali o fanno ingrassare”.
Il volumetto in 20 pagine descrive tutti i rischi e problemi connessi al bere, con l’ausilio di chiarimenti scientifici e di inequivocabili statistiche, strizzando l’occhio in particolare ai giovanissimi che spesso non hanno le idee molto chiare su cosa stanno bevendo. Il libricino si inserisce nel flusso della più vasta campagna nazionale atta a tamponare il dramma delle morti sulle strade, troppo spesso causate dalla guida in stato di ebbrezza, ed è per questo che schiaccia sul pedale del rigore legale, che fissa limiti bassissimi di percentuale di alcool nell’organismo per mettersi alla guida. “Se guidi, non bere”, senza se e senza ma. Ed è già una rivoluzione l’aver invertito i termini della “minaccia”: non più “se bevi, non guidare”, ma un monito più teso alla responsabilizzazione che alla demonizzazione. Ed è qui che qualche critica ad un pur sacrosanto e ben fatto pamphlet non può non innescarsi.
Il problema di Alcol: sai cosa bevi? è proprio nel porsi come obiettivo sociale l’eradicazione di un “problema” che – parole sue – riguarda l’87% della popolazione maschile di ogni età, il che equivale a dire che tutta la popolazione fa uso di alcool. Può essere considerato un “problema” un costume sociale che riguarda l’interezza di una popolazione? E se un giorno scoprissimo che la pasta fa male? Ci troveremmo a doverci battere contro qualcosa di talmente radicato nella nostra vita quotidiana da star operando una violenza. Ecco perché ho più che l’impressione che tra vent’anni saremo una nazione senza patente, ma non senza alcool. Perché da che il mondo è tale, demonizzare non è mai equivalso a vincere una battaglia.
E falliscono miseramente il loro scopo le paginate di equiparazioni agli altri paesi europei dove si consumerà anche meno alcool ma dove, come non è difficile sapere, l’alcool rappresenta un problema senza virgolette. Stigmatizzare il fatto che il primo bicchiere in Italia venga bevuto a 11-12 anni è a mio parere un grosso errore. Non perché si debba incentivare una confidenza precoce con l’alcool, ma perché bere il primo bicchiere a quell’età significa quasi sempre farlo coi propri genitori, o comunque in una situazione protetta, che introduce nella vita degli adolescenti una Cultura del bere che non ha paragoni nel mondo. Niente di paragonabile agli inglesi che a ventun anni spaccati, in un sol giorno, consumano dal primo al trentesimo bicchiere nella loro vita, incanalandosi nell’aberrante pratica del “binge drinking” (bere per ubriacarsi) che oltralpe è una vera e propria tragedia sociale. In Italia è sempre bastata la condanna sociale: perché le ragazze sono disgustate dagli ubriachi, perché gli amici si burlano di te se non ti reggi in piedi, perché a scuola ti bocciano se la mattina ti presenti col doposbronza. E di alcool, con la condanna sociale, è sempre morta poca, pochissima gente, quella che se non avesse avuto il vino ci avrebbe pensato una corda a farla finita. Sicuramente non sono titolato a legiferare sull’argomento, ma da bevitore sono sempre stato orgoglioso, qui e all’estero, del mio autocontrollo, della sacralità che accompagna ogni bicchiere, della gente attorno a me che sa dirmi “basta” quando ho passato il limite. Penso che dovremmo porci il problema di offrire questo supporto anche ai più giovani, perché sappiano che l’alcool ti rispetta solo quando tu rispetti lui. Perché sappiano che gli alcopops fanno male, oltre a fare schifo. Perché sappiano che l’alcool nasce con l’uomo, e che non dobbiamo far sì che l’uomo muoia con l’alcool.

Il pdf di “alcool: sai cosa bevi?”:
www.iss.it

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4 commenti a “Alcool: demonizzare o responsabilizzare?

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yarise says:

Vivo in Sardegna, la mia prima “sbronza” l’ho presa a dieci anni scolandomi di straforo la birra di mio zio e altri muratori che lavoravano in casa, risultato? Mi dicevano “ma cos’hai ke sei euforico” poi ho dormito un giorno e mezzo di fila con mia mamma mediamente preoccupata ma quasi consapevole che non era niente. Penso solo che l’alcol, così come la droga, o la figa (si mettiamoci anke questa xkè se notate anke ragazzi astemi o comunque sani in presenza di Patata con la P maiuscola cambiano atteggiamento) esaltino solamente in forma esponenziale l’indole o quantomeno lo stato d’animo. Vi siete mai ubriacati quasi “per forza” per divertirvi come era successo magari il sabato precedente e passare una serata skifosa?
C’è ki beve per divertirsi… c’è ki beve per affogare i pensieri….. C’è ki si fa uno spinello o un “tiro” in compagnia x divertirsi, c’è ki lo fa per mettersi in mostra o x provare a scacciare la depressione, c’è ki va a troie una volta nella vita con gli amici per divertirsi e magari non tromba neanke, c’è ki va tutte le notti al night e trova le solite faccie tristi (e molte volte neanke pagando tromba). insomma smettiamola, o davvero finiremo come i calciatori, e prima di guidare ci faranno il test anti-sesso,perchè la stankezza ke può averci dato è pericolosa x la guida.Ke la società insegni invece a usare la testa invece che imporre il proprio volere coercizzando tutto e tutti…

Mattia says:

Giusto una curiosità: sapevate che da un recente studio, che va contro tutto quello che ci hanno fatto credere fino ad ora, la maggior parte delle morti per incidente d’auto non sarebbero dovute all’alcol o alle droghe, ma semplicemente alla stanchezza?

Angelo S. Falcone says:

L’unico “sistema” che pare sappiano proporre è quello del bastone (ma la carota dov’è?) applicato indistintamente a tutti. Io devo bere una birra e non oltre, perchè da qualche parte c’è un imbecille che con quella dose in corpo va a fare incidenti in giro.
La stessa logica del coprifuoco, quindi.. Limitiamo tutto a tutti e andrà meglio. Beh, è da vedere se andrà meglio, e se davvero stigmatizzare il fenomeno “alcool” potrà risolvere le tragedie del sabato sera. Penso invece che l’imbecille di turno troverà comunque qualcos’altro da bollire, essiccare, bere, fumare, sniffare o mangiare, per andare in giro a fare i suoi danni.

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